Monumento Colleoni Vedi a schermo intero

Monumento Colleoni

    Scheda tecnica
  • Autore Publifoto c/o Sergio Bergami
  • Carta Fotografica
  • Finitura Satin
  • Tema Venezia
  • Colore prevalente Bianco e nero
  • Orientamento Quadrato
  • 24 x 24 cm - tiratura 100
  • 40 x 40 cm - tiratura 100
  • 60 x 60 cm - tiratura 10
Informazioni sul montaggio

90,00 €

Chi si trovasse a passeggiare per il campo Santi Giovanni e Paolo e dovesse sentire il nitrito di un cavallo, saprebbe benissimo che si tratta del cavallo di Bartolomeo Colleoni.  I più sensibili credono si tratti del fantasma del destriero del generale che ogni 21 marzo a mezzanotte da sfogo alla propria voce.

E’ certo che dietro alla scultura bronzea vi sia una maledizione che colpì uno dei due scultori dell’opera attribuita ad Andrea del Verrocchio. Il maestro di Leonardo da Vinci fu colui il quale avviò i lavori della statua equestre e una volta modellata fu colpito da un misterioso malanno.  Credendo di essere ormai giunto alla propria fine, il Verrocchio fece testamento e stabilì che dovesse essere Lorenzo di Credi, l’allievo più vicino alla sua maniera, il suo pupillo nonché suo amante, a completare l’opera.  Il senato della Repubblica di Venezia non eseguì le ultime volontà del Verrocchio reputando Lorenzo di Credi troppo giovane e inesperto. Gli esponenti della Serenissima scelsero e affidarono l’incarico ad Alessandro Leopardi. La morte improvvisa di Andrea del Verrocchio, le volontà non rispettate dal Senato e il bozzetto lasciato incompiuto inquietarono non poco il Leopardi tanto che si era convinto che l’occhio del destriero lo guardasse con aria di rimprovero e che la fisionomia del condottiero fosse quella del Verrocchio irato per il suo operato.  Man mano che l’opera prendeva forma la salute dello scultore peggiorava sempre più. Alessandro Leopardi morì il giorno dell’inaugurazione della scultura bronzea equestre di Bartolomeo Colleoni il 21 marzo 1496.

 I cittadini veneziani si tramandano di generazioni in generazioni questa leggenda. Nessuno a mai osato fregiare o sfidare la sorte, ma con riverenza guardano e convivono con la scultura come dimostra questa fotografia d'archivio dei primi anni del XX secolo.

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